Tiziana Cantone aveva 31 anni – aveva – perché è morta! E non è morta per una malattia o per un tragico incidente automobilistico. E’ morta per un tragico incidente – certo – ma con la superficialità, l’immaturità incosciente e l’odio represso.
Parlavamo proprio ieri – sulle nostre pagine – di violenza subdola, quella violenza che si percepisce ma non si intercetta, che si nasconde nella soddisfazione di fare o dire male di qualcosa o di qualcuno a titolo gratuito, insomma una delle pieghe perverse e malate che ha preso una certa parte – e merita sottolinearlo con forza – solo una certa parte – ben precisa dal punto di vista psichiatrico – dei contenuti di internet, quella più vicina alle persone, quella social, quella in cui – evidentemente unico spazio – alcune persone hanno a disposizione per esprimersi. Ci sono persone che sono limitate da condizionamenti sociali, da una situazione privata difficile, da un malessere personale, non trovano la soddisfazione nella vita reale, sfogano quindi sui social network la loro repressione, colpendo terzi, a casaccio. Questa è la tipologia di caratteri colpita e a sua volta carnefice, ad oggi. E forse sarebbe bene togliere loro anche quello spazio – se non lo sanno gestire serenamente – visti i risultati.

I fatti sono semplici: Porno Revenge, si chiama la tipologia del reato, cioè delle foto, dei racconti o dei video a sfondo sessuale che sono promossi on line da fidanzati o fidanzate abbandonate dal partner o da amanti incattiviti a titolo di punizione. Ora la vicenda non è semplice: Tiziana non era vittima di un abuso, ma parte attiva in un cattivo dispetto, nei confronti del fidanzato. L’ha tradito con un uomo, ha consentito che il momento sessuale fosse filmato, ma lo scherzo è durato poco. Il filmato è stato inviato a 5 “amici” tra virgolette, che hanno fatto il resto.

Dal 2015 la rete ha avuto a disposizione il suo video e lo ha Brandizzato, come si usa dire. “Stai facendo il video? Bravoh!” è diventato un marchio, senza agente! E si sa che qualsiasi forma di espressione senza un canale preferenziale e senza un’agenzia diventa un flop o una bomba a seconda del piacere del pubblico, che in questo caso ha “gradito” l’Experience, divenuta bad/cattiva esperienza.

Quello che – però – fatto con la testa è di per sé un fenomeno interessante, cioè la brandizzazione di un Logo, Marchio, un fatto che comporta promozione, notorietà, volendo anche guadagni e che muove le montagne, se fatto per errore o per dispetto diventa un macigno.

Tale è stata la situazione: la donna ha ricevuto migliaia di like, in prima battuta, seguiti da commenti dei più sgradevoli e in seguito calunnie e attacchi gratuiti o anche personali che per un anno l’hanno messa al centro di un piccolo scandalo. Piccolo, certo, perché nei 6 video in questione non c’è niente di strano: sesso orale e poco più.

Napoli ha brandizzato Tiziana, producendo magliette, tazze, musica, video montaggi e intere pagine humor sul marchio “Stai facendo un video? Bravoh!” ma nessun agente ha preso in carico questa commissione e Tiziana, da sola, ha affrontato in Tribunale la sua personale battaglia, arrivando a vincere la causa per la rimozione da internet di contenuti personali sfuggiti al controllo – ma condannata al pagamento delle spese, poca roba, 4 mila euro, ma troppi per una donna in depressione e umiliata – perdendo la vita. Tiziana si è suicidata con un delicato foulard, come delicato era il suo problema e – tutto sommato – delicata la situazione. Difesa dal legale Foglia.

E’ evidente che il procedimento ora sarà nuovamente aperto, perché i problemi degli utenti social che si lanciano in queste controffensive al pudore sono tali che – credeteci – c’è da chiedersi quali reali problemi siano dietro e dentro le menti degli italiani. Tiziana non è un personaggio pubblico e il video non era scenico, ma vita privata. E’ vietato diffondere materiali privati senza consenso, lo è e lo sarà per sempre, come deve essere per forza di cose.

Ma la demenza (il webetismo a dirla con le parole coniate da Enrico Mentana) non si ferma, anche dopo il suicidio Tiziana continua ad essere aggredita, perché molti hanno festeggiato.

Ora però, a mente fredda, razionalmente, un video che riprende sesso orale è una colpa? Sembra una crociata ISIS quella di internet, il male che prende piede e che non si ferma mai. Quanta gente disagiata però, in Italia, com’è triste constatarlo.

Di Martina Cecco

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Martina Cecco
Nata nel 1979, mi occupo di giornalismo dal 1998, prima in veste di redattore e poi di collaboratore. Attualmente lavoro attraverso blogzine, networking, magazine on line e stampa tradizionale. Sono una giornalista specializzata in redazione testi medici e scientifici.