Attaccate le basi qaediste, gli Usa cercano ancora di avere un ruolo di spicco nella questione siriana.
Se da quasi un mese si è concluso il cruento assedio di Aleppo con la liberazione della città da parte dell’esercito governativo del Presidente Assad, non accade lo stesso nel resto del Paese dove si continua a combattere.
Il Cremlino infatti, che da fine dicembre ha iniziato un processo di non intervento armato in Siria, accusa gli Stati Uniti di aver intrapreso un raid statunitense ad Idlib che avrebbe causato oltre una ventina di morti tra i civili alimentando nuovamente le tensioni tra Washington e Mosca.Gli Stati Uniti, ora che la sconfitta dei ribelli è prossima, hanno ripreso ad attaccare le milizie dell’ex-Fronte Al Nusra che fino ad un mese fa erano ancora bloccate ad Aleppo. I bombardieri B52 hanno puntato le basi del gruppo ex-qaedista ad Idlib ma, sebbene l’obiettivo fossero gli stessi islamisti combattuti dai russi ad Aleppo, l’azione militare ha scatenato la reazione negativa da parte di Mosca.
Il Ministero della Difesa russo ha infatti lamentato la “mancanza di comunicazione” da parte dell’esercito statunitense, il quale non hanno reso note le proprie intenzioni. La Siria resta effettivamente un Paese sovrano, anche se di fatto attualmente resta sotto l’egida del Cremlino. E intromissioni di questo tipo non sono certo gradite da Vladimir Putin, specialmente se non concordate. “Nel raid sono morti 20 civili”, si legge nella nota del Ministero, che sottolinea che “non sono soltanto i russi a fare vittime tra la popolazione”.
Intanto la nuova alleanza tra Mosca ed Ankara inizia a dare i propri frutti anche sotto il punto di vista militare. La Turchia ha infatti avviato un’offensiva anti-Isis ad Al-Bab, supportata dall’aviazione russa.
Il Presidente turco Erdogan guarda con estrema fiducia al prossimo 23 gennaio quando ad Astana, in Kazakistan, si svolgerà il summit a tre fra Russia, Turchia ed Iran. Sarà probabilmente il vertice più importante per il futuro della Siria e si terrà a pochi giorni di distanza dall’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump. Il Presidente turco sembrerebbe volersi presentare ai tavoli di discussione con una memorabile vittoria militare sul Califfato ad Al-Bab, il che gli consentirebbe di estendere la sua influenza nella Siria settentrionale e, soprattutto, di avere le mani libere con le milizie dell’Ypg. Ma la questione curda è piuttosto controversa: Ankara li considera terroristi ma sono fedeli alleati degli Stati Uniti.
La liberazione di Aleppo ha pertanto dato inizio a una fase del tutto nuova delle operazioni belliche in Siria – anche se sotto parecchi aspetti ripercorre quelle precedenti. La Russia ha in assoluto più di tutti grande influenza nel destino della Siria: ha messo in una botte di ferro l’alleato Bashar al-Assad preparandosi al vertice di Astana – escludendo di fatto Washington dai negoziati. Le due superpotenze non dialogano tra loro: gli Usa di Barack Obama sono ben consapevoli di aver perso la loro guerra politica, ma cercano di avere ancora un ruolo in Siria.
Un ruolo che potrebbe non essere così impossibile da realizzare, tenendo conto dell’imminente insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca del prossimo 20 gennaio accompagnato dal suo annunciato dialogo con Mosca. La nuova fase della questione siriana potrebbe mutare radicalmente con la nuova presidenza americana.
[Photocredit: Il Fatto Quotidiano]

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