La Corte Costituzionale dice ‘no’ al referendum abrogativo sulle modifiche all’articolo 18 introdotte con il Jobs act.

Dei tre referendum proposti dalla CGIL quello sull’articolo 18 è l’unico respinto, definito “inammissibile” dalla Consulta: il quesito sui licenziamenti illegittimi puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act del ministro Poletti, allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa.

Ammessi invece quelli su voucher e appalti. Tutti e tre i quesiti referendari erano stati presentati dalla Cgil con 3,3 milioni di firme, dopo che la sentenza di via libera al voto popolare sui quesiti relativi a voucher ( i buoni lavoro che il Jobs Act ha ampliato e modificato) e appalti era arrivata al termine di un’udienza a porte chiuse  in materia di lavoro.

I tre quesiti, in dettaglio, vedono pronunciarsi così la Corte Costituzionale: ammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti» (n. 170 Reg. Referendum); ammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)» ( n. 171 Reg. Referendum); inammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi » (n. 169 Reg. Referendum).

Immediate le reazioni da parte di alcune forze politiche come la Lega Nord di Matteo Salvini, il quale annuncia – da domenica 22 gennaio – un presidio a oltranza sotto la sede della Consulta.

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