“Gli manca solo la parola”, quante volte abbiamo pronunciato o sentito pronunciare questa frase in riferimento ai nostri amici a 4 zampe? Eppure nonostante la parola gli manchi per davvero riescono sempre a farsi capire perfettamente, a volte più di quanto non facciano gli uomini stessi.

Rappresentano l’emblema della fedeltà, dell’affetto incondizionato, di sentimenti che insomma l’uomo più di rado riesce a manifestare a cuore aperto.

Il dizionario della lingua italiana sotto la voce fido riporta: fedele, fidato, sicuro ,accogliente. Il termine è entrato di diritto nel nostro parlato ma chi era Fido? E quali imprese ha compiuto per meritare che il suo nome fosse il simbolo della lealtà? Se di vere imprese non si può parlare sicuramente è stato esempio di dedizione e tenacia.

Carlo Soriani trovò Fido, incrocio di un Pointer inglese nel 1941 a Borgo San Lorenzo in provincia di Firenze. Il cucciolo fu oggetto delle sue cure per due anni, gli abitanti del paese ancora raccontano di come ogni mattina diligentemente lo accompagnasse alla fermata del bus che lo portava in fabbrica e di come lo aspettasse in quel punto. Dopo due anni dal loro incontro Soriani morì tragicamente nel 1943 in seguito ai bombardamenti degli alleati ma il Pointer inglese ignaro dell’accaduto si recò alla fermata dell’autobus, come ogni giorno, per fare le feste al suo padrone.

Carlo non scese mai dalla corriera e Fido non smise mai di aspettarlo.

Per quattordici anni il cane si recò ogni giorno alla fermata, vagando per il paese, racimolando le attenzioni di chi ormai lo conosceva bene. Morì nel 1958 nella strada che aveva percorso svariate volte, sperando fino all’ultimo di rincontrare Soriani. Ancora oggi, dal 1957, nella piazza del paese troneggia la statua in bronzo del cucciolo: “A Fido, esempio di fedeltà” – riporta l’incisione. Di antenati celebri se ne conoscono a bizzeffe e magari sono ancora di più quelli rimasti nell’ombra.

Da Argo, il primo a riconoscere Ulisse al ritorno dal suo lungo viaggio, che morì tanto grande fu l’emozione ad Hachiko, reso celebre dalla trasposizione cinematografica con Richard Gere. Furono 14 anche gli anni in cui Greyfriars Bobby vegliò sulla tomba del suo padrone morto di Tubercolosi. Di razza Terrier, dopo due anni in compagnia di John Gray, non seppe rassegnarsi all’allontanamento.

Una statua e una fontana oggi lo commemorano, dal 1872 Bobby veglia sugli abitanti di Edimburgo. E come dimenticare Balto, che da anni ci accompagna la vigilia di Natale nella sua sfida tra i ghiacci. Al di là della storiella per bambini, anche a Balto è dedicata una statua a Central Park, New York. “Dedicata all’indomabile spirito dei cani da slitta che trasportano sul ghiaccio accidentato, attraverso acque pericolose e tormente artiche l’antiossina per seicento miglia da Nenana per il sollievo della ferita Nome nell’incervo del 1925. Resistenza- Fedeltà- Intelligenza.”

Dal pastore tedesco che attira parte di un fulmine su di sé per salvare il padrone, alla Pinscher nana che veglia sul padrone morto fino ad ottenere lo stesso destino o ancora a Tommy, meticcio che per mesi si è recato nella chiesa dove è stato celebrato il funerale della sua padrona, gli esempi sono tanti ma le parole che affiorano in mente sono poche: lealtà, amore, fedeltà.

Occupano una gran parte delle nostre giornate, riempiono i nostri abiti di peli, a volte sono irruenti e non sempre si comportano come dovrebbero, ma nonostante si potrebbero stilare liste infinite dei modi in cui fanno perdere la pazienza i cani sono presenze a tutti gli effetti, che allietano le nostre giornate, si prendono cura di noi e non chiedono nulla in cambio.

Il nome Fido si è perso nel tempo, dimenticato dalle mode, dai gusti, da quel dato idolo, è raro sentire chiamare oggi un cane così nel parco o nel giardino vicino casa eppure il patrimonio che ha lasciato e che portano avanti ogni giorno i suoi successori è rimasto immutato.

Se gli uomini avessero lo stesso cuore di queste bestiole, la stessa purezza d’animo e lo stesso amore disinteressato, forse nelle piazze delle città abbonderebbero ancor di più statue a loro dedicate.

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Serena Siino
Nata a Palermo il 21 Febbraio del 1992. Laureata in comunicazione per i media e le istituzioni, sta frequentando la specialistica in editoria e giornalismo a Verona. Grande appassionata di libri e della scrittura in generale. Ha collaborato per giornali online della sua città natale. Il suo sogno è scrivere del mondo.