Il governo giapponese ha deciso di reintrodurre nelle scuole l’insegnamento del Proclama, risalente all’età imperiale e di stampo prettamente militare, che chiedeva al popolo di offrire la propria vita per difendere la nazione e l’imperatore.

 

Introdotto nel 1890, l’editto era stato eliminato dai programmi scolastici in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, reo di aver “influenzato” l’impegno miliare di Tokyo contro le potenze mondiali negli Anni ’30 e ’40.

Recentemente i bambini di un asilo di Osaka sono balzati agli onori della cronaca per un video che li vede recitare entusiasticamente a memoria il Proclama. Anche la moglie del Primo Ministro nipponico Shinzo Abe aveva lodato l’iniziativa durante la visita alla scuola. Favorevoli si sono dimostrati soprattutto i nazionalisti del Paese.

Nel testo dell’editto si legge l’esortazione ai cittadini “a offrire se stessi coraggiosamente allo Stato per sorvegliare e mantenere la prosperità del trono imperiale”. Il professore Kenji Ishikawa dell’università di Tokyo ha spiegato che il rescritto era un meccanismo per stroncare i diritti individuali dei cittadini. In seguito alla decisione del governo, vi sono state numerose proteste nel Paese contro la politica del Premier giapponese.

La scelta di Abe rientra nel tentativo di riportare in auge quei valori tradizionali che erano andati persi dopo l’introduzione di una Costituzione pacifica, redatta dagli Stati Uniti usciti vincitori dalla Seconda Guerra Mondiale, che rinuncia alla guerra e trasforma l’imperatore in una figura puramente rappresentativa.

“Il Giappone non dovrebbe essere solo una potenza economica, ma anche una nazione rispettata nel mondo per i suoi alti valori etici e per la moralità”, ha commentato il ministro della Difesa Tomomi Inada.

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