È in libreria da poche settimane il volume intitolato “Maria Teresa. La sovrana riformatrice che salvò l’impero degli Asburgo”, scritto da Licia Campi Pezzi (già autrice dei fortunatissimi “Francesco Giuseppe” e “Sissi. La Regina delle Dolomiti”).

“Basta che sia maschio”, era il ritornello che si mormorava alla Hofburg di Vienna, mentre l’imperatrice Elisabetta Cristina affrontava le doglie per dare alla luce il suo secondogenito.
Tredici mesi prima, Vienna aveva festeggiato la nascita di Leopoldo Giovanni, l’erede al trono degli Asburgo, ma era stata una gioia di breve durata. Il bambino, come tanti suoi coetanei, a Corte come nei bassifondi, non aveva raggiunto l’anno di vita, vittima di una febbre gastrointestinale.
Nel 1713, una costituzione imperiale, la Prammatica Sanzione, stabiliva che la corona degli Asburgo potesse essere ereditata anche per via femminile, se fosse venuta meno la linea maschile, una vera rivoluzione per l’epoca, almeno sulla carta, perché l’accettazione dei vari Paesi che facevano parte dell’impero era tutt’altro che scontata. Lo stesso imperatore Carlo VI, avrebbe di gran lunga preferito che quel documento prendesse polvere negli archivi, invece di essere applicato. La sua speranza era che già nelle ore successive ci fosse un altro maschietto a Corte.
Il 13 maggio 1717, nacque invece una bambina, Maria Theresia Walburga Amalia Christina, che tutto il mondo conoscerà come la Grande Maria Teresa, la sovrana riformatrice, che avrebbe salvato la dinastia degli Asburgo dalla decadenza.
Per il momento, però, la futura sovrana era una neonata che con il suo arrivo, aveva deluso tutti.
Il padre, l’imperatore Carlo VI che per tutta la vita avrebbe continuato a desiderare un maschio, quel giorno, si presentò presso la Cattedrale di Santo Stefano, per annunciare alla folla in attesa che era nata “solo” una bambina. La madre, Elisabetta Cristina di Brunswick, che dopo Maria Teresa avrà altre due femmine, a causa delle scarse conoscenze scientifiche dell’epoca fu addirittura accusata di essere “inadatta” a generare un maschio, benché ne avesse avuto uno nel 1716. Ambasciatori e cortigiani si auguravano addirittura che l’imperatrice morisse prematuramente, per dare modo al consorte di sposare un’altra donna che gli desse il sospirato erede maschio.

Licia Campi Pezzi è Nata nel 1971, è laureata in Scienze Politiche e abita a Campodenno in Val di Non. Sposata, ha due figli: Alessio e Alessandra. Con Curcu & Genovese ha già pubblicato “Un Muro di ghiaccio” (1999, tre edizioni, segnalato al Premio ITAS e trasmesso da Radiodue), “Aurora von Trapp” (2001), “Qualcuno nell’ombra” (2003) e “Gli amici di Bin Laden” (2007). Il suo saggio “Cesare Battisti tra Austria e Italia” è stato pubblicato da Mondadori all’interno del volume “Narrare la storia dal documento al racconto” (2006). Collabora con le pagine culturali del quotidiano “l’Adige” e con alcune riviste femminili.                            

ISBN 978-88-6876-145-5
Formato 15×21
Pagine 172
Euro        16,00

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