“Apprendiamo con delusione che parte dell’opposizione si sia detta soddisfatta della bocciatura della mozione che prevedeva l’apertura di un CIE in Regione. Deludono ancor più le ragioni addotte. Il problema è noto: a Trento, come a Bolzano, ci sono molti immigrati non in regola con le norme relative al soggiorno dediti ad attività illecite, che traggono il loro sostentamento dai proventi di reati e che creano problemi di sicurezza ed ordine pubblico”.

Lo si legge in una nota stampa di Agire per il Trentino, che continua ancora: “La soluzione? Togliere dalle nostre strade e dalle nostre piazze questi soggetti. Come? Trattenendoli in un CIE in attesa di essere espulsi, perché molti di loro sono già stati riconosciuti dai propri funzionari consolari e possono essere rimpatriati; per gli altri è possibile fare accordi con i vari Consolati ed agevolarne l’espulsione”.

“Il CIE – si legge nella nota stampa – è previsto per legge, una legge vecchia di anni e mai applicata, perché “politicamente scomoda”. Nel CIE infatti i trattenuti sono sottoposti ad un regime di detenzione amministrativa, non potendo quindi uscire come dai centri d’accoglienza, fatto che impedisce possibili ulteriori turbative al territorio. Questa situazione di “detenzione amministrativa” viene osteggiata da una certa sinistra politica che demonizza i CIE e cerca di screditarli in ogni modo“.

Anche i rappresentanti delle Forze dell’Ordine (ad esempio il rappresentante sindacale del sindacato di Polizia UGL) hanno esposto i benefici portati da un’eventuale apertura di un CIE in regione, struttura che permetterebbe agli agenti delle FF.OO. di trattenere nel CIE i soggetti pericolosi e problematici che altrimenti rimarrebbero liberi”.

“Basta ricordare – si continua a leggere ancora nella nota – il caso del clandestino tunisino, pregiudicato, che per più di un mese ha creato turbative in città, aggredendo anche un paio di ragazze, gli operatori del Punto d’Incontro, commettendo altri reati, e che solo dopo un mese di scorribande si è riusciti a portare al CIE di Caltanisetta. Se ci fosse stata una struttura in Regione, al primo episodio lo si sarebbe associato al CIE, impedendogli di nuocere ulteriormente, evitando rischi inutili per i cittadini”.

Proseguendo: “Logico che la classe dirigente, che dovrebbe occuparsi della gestione e delle eventuali problematiche derivanti dall’apertura di un CIE non lo veda di buon occhio, perché rappresenterebbe un ulteriore motivo di impegno in caso di rivolte degli ospiti e delle (prevedibili) proteste di centri sociali e affini. Problemi fisiologici che devono essere affrontati e superati con la consapevolezza che i benefici per la nostra comunità sarebbero sicuramente maggiori”.

Ora non è dato sapere se da parte dell’opposizione vi sia stata una presa di distanza da tale proposta in quanto “politicamente scomoda”, oppure abbiano fatto breccia le varie motivazioni addotte dalla sinistra, come tra le più risibili la possibile formazione di una rete di contatti criminali all’interno delle strutture o l’arrivo di nuovi soggetti problematici. Infatti, come già detto, il CIE servirebbe soprattutto per i soggetti locali, già presenti sul territorio e che verrebbero poi espulsi”.

Rimarcando: “Tali considerazioni si potrebbero fare anche in relazione al carcere, dove effettivamente arrivano molti soggetti problematici da fuori regione. E quindi che facciamo, chiudiamo anche il carcere per scongiurare il pericolo che si formino reti di rapporti criminali all’interno della struttura?”

“Logico infine che sarebbe bello risolvere il problema a monte, limitando gli sbarchi, ed altrettanto logico che il CIE andrebbe gestito in collaborazione col Commissariato del Governo ed il Questore in quanto autorità di pubblica sicurezza“.

Sottolineando infine: “Ma il nostro dovere, come Agire, è pensare alla sicurezza dei nostri cittadini e noi lavoriamo a livello locale; togliere dalle nostre strade un centinaio di questi soggetti, magari tra i più problematici, dare alle FF.OO. uno strumento in più per combattere questo fenomeno, contribuirebbe sicuramente ad alzare il livello di sicurezza sul nostro territorio, limitando gli episodi di microcriminalità“.

Concludendo: “Quindi le possibilità sono due: individuare una soluzione al problema ed agire per attuarla, oppure rimanere timorosi di eventuali critiche, continuare a predicare e propinare ovvietà su cui non abbiamo peso decisionale e restare così inoperosi ed inconcludenti sul territorio. Per chi ci segue noi saremmo propensi per la prima soluzione: agire!”

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