La “Battaglia di Quadesh” è stata una battaglia combattuta sulle rive del fiume Oronte (Siria) nel 1275 a.C. tra gli ittiti e gli egizi, i due popoli più potenti dell’epoca. Quella di Quadesh fu l’ultimo atto di una serie di guerre che contrappose i due popoli impegnati nella lotta per il controllo del Vicino Oriente, fu inoltre uno dei più cruenti scontri della storia antica che vide l’utilizzo di più di 60.000 fanti e circa 6000 carri.

La particolarità di questa battaglia non fu tanto nello scontro, ai tempi era la prassi risolvere le divergenze tra popoli con pesanti guerre, quanto nella risoluzione del conflitto, per determinare la pace tra ittiti ed egiziani venne stilato il primo trattato di pace della storia: “il Trattato di Quadesh”.

Questo accordo tra il popolo egizio e quello ittita è giunto fino a noi grazie alle numerose copie nelle quali era stato redatto, grazie alla sua completezza è stato inoltre possibile conoscere la battaglia in tutte le sue fasi e determinare con esattezza la portata del conflitto ed il vincitore.

Il Trattato di Quadesh è uno dei documenti storici di maggiore rilevanza, non solo perché documenta una delle battaglie più sanguinose della storia antica, ma soprattutto perché ci permette di avere una finestra sui costumi dell’epoca. Grazie alla dovizia con cui fu redatto è stato possibile comprendere il reale svolgimento dei fatti.

Il conflitto tra Ittiti ed Egizi nacque per il controllo della zona dove sorge attualmente la Siria, ai tempi quella era una zona fondamentale per il mondo antico, non solo per le numerose risorse naturali presenti ma, soprattutto, perché era un punto d’incrocio del traffico commerciale dell’epoca. È chiaro quindi che il controllo della zona permetteva una posizione chiave su tutte le attività commerciali ed economiche, mettendo in condizioni di superiorità chiunque la controllasse.

Dopo diversi anni di guerra i due popoli giunsero alla naturale conclusione che un accordo di pace fosse l’unica soluzione ragionevole per evitare danni irreversibili alle popolazioni e all’economia dei loro rispettivi paesi. Il sovrano Mursili III e il faraone Ramses II iniziarono così una lunga corrispondenza di lettere e regali per riallacciare i rapporti tra i due popoli.

I rapporti migliorarono al punto che decisero di rendere ufficiale la ritrovata armonia tra i due popoli con un trattato ufficiale che venne stilato dalle due parti in maniera minuziosa e dettagliata. Il Trattato di Quadesh comprendeva un’ampia gamma di variabili: dal riconoscimento reciproco della legittimità dei due regni, alla definizione dei confini, definendo, persino, le strategie per definire come comportarsi nel caso che uno dei due regni venisse rovesciato o attaccato da popoli stranieri, per giungere alla dichiarazione che i due popoli sarebbero rimasti alleati per sempre.

L’importanza del Trattato di Quadesh è ancora oggi fondamentale, ci insegna come anche un conflitto pluriennale e sanguinoso possa essere risolto in maniera pacifica, senza che necessariamente ci sia un vincitore. Gli Ittiti e gli Egizi ci hanno insegnato come, attraverso accordi diplomatici, si possa giungere ad una soluzione proficua per tutti e che permetta la prosperità e la floridità di due popoli.

Questa è una lezione che non andrebbe mai dimenticata! Sarebbe opportuno ricordare, anche ai giorni nostri, che la guerra non porta altro che a desolazione depravazione e morte e che è solo attraverso la diplomazia che si può permettere a più realtà, anche molto diverse tra loro, di espandersi convivendo in armonia, senza dover necessariamente intaccare le diverse aree di influenza.

Una copia del Trattato di Quadesh è oggi esposta nella sede dell’ONU a New York come monito per tutti i paesi, nessun conflitto è talmente grande da non poter essere risolto in maniera pacifica e vantaggiosa per tutti. Ancora una volta il mondo antico ci lascia un insegnamento prezioso: preservare la pace è più importante della ricerca del predominio e dell’assolutismo nella gestione delle ricchezze della terra.

Carlo Alberto Ribaudo

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Carlo Alberto Ribaudo
nato a Verona il 16 Settembre 1991. Studente di Scienze della Comunicazione per l’Editoria e il Giornalismo presso l’Università degli studi di Verona. Appassionato di arte, cinema, letteratura, musica, teatro e sport.