A Latina verrà cancellato il nome di Arnaldo Mussolini, fratello del Duce morto di crepacuore nel 1931. La proposta, avanzata dalla lista “Latina bene comune”, tra polemiche al fulmicotone e goffi chiarimenti del sindaco, è diventata realtà: il prossimo 19 luglio, nel venticinquesimo della strage di Via D’Amelio, il restyling toponomastico del parco verrà suggellato in pompa magna alla presenza di Laura Boldrini, la portabandiera spompata della demolizione delle tracce del Ventennio in giro per l’Italia, a partire dall’obelisco con la scritta Dux al Foro Italico. Un’idea ridicola per la quale non basterebbero 100 anni di cantieri.
Antonio Pennacchi, invece, conferma il suo piglio provocatorio, almeno a leggere il Corriere online. “Togliere Arnaldo Mussolini è una cosa positiva ma, per favore, chiamateli semplicemente “Giardinetti”, come li chiamano tutti quelli della mia generazione”, avrebbe detto lo scrittore di Latina che ha vinto il premio Strega con il romanzo non certamente intitolato a un giardinetto.
Desta, però, scalpore la decisione di far dimenticare Arnaldo Mussolini. Una figura controversa, la parte saggia del rivoluzionario Mussolini che lo riteneva il suo principale e unico confidente. Giornalista e direttore del Popolo d’Italia, Arnaldo morì giovane di crepacuore.

Nel 1928 fu diagnosticata una grave malattia a suo figlio Sandro Italico, che morì nell’agosto 1930, a soli vent’anni. Mussolini gli dedicò, subito dopo la morte, un volume di ricordi e riflessioni, Il libro di Sandro (Milano 1930), uno scritto pervaso da un anelito profondamente religioso, al punto che il figlio viene rappresentato con l’immagine di un santo in terra, nel quale si scorge tuttavia, oltre allo sfogo privato, anche la forza dell’autorappresentazione pubblica e della consapevolezza di essere al centro dell’attenzione della nazione.

Con la perdita del figlio sembrò svanire – secondo quanto affermarono molti dei suoi amici – anche la voglia di vivere del padre. Alcuni suoi collaboratori raccontarono infatti che qualche giorno prima di morire, dopo aver avuto una piccola crisi cardiaca, Mussolini raccontò di aver sentito la morte vicina e di averla aspettata con gioia.

Il 21 dicembre 1931 – il giorno successivo a una cerimonia politica a Milano alla presenza di Starace – morì in seguito a un infarto.

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